KARATE CONTACT!

Stage di karate contact con Dominique Valéra a Tolosa, Francia

Ieri, stage tecnico sul Karate Contact con Dominique Valéra. Appena insignito del grado di 10° Dan (ma sappiamo tutti quanto poco credo ai gradi sopra al 6° o 7°, soprattutto in certi casi), é stato il precursore del Karate Contact in Europa. Nello specifico, ha portato in Francia questa disciplina per lo più sportiva di combattimento, importata dagli Stati Uniti sulla falsa riga della boxe. Da una rapida ricerca su internet, scopro che non solo ha avuto ruoli da attore in svariati film francesi, ma che non è riuscito in prima istanza a vincere il campionato mondiale di karate nel 1975 per squalifica da eccessivo contatto. Sorvolando sulle sue vicissitudini personali (potete trovare maggiori info qui https://fr.wikipedia.org/wiki/Dominique_Valera ), torno a raccontare dello stage

Le parate

In prima istanza, con quello che ha chiamato bateau mouche e per me era un salsicciotto di gommapiuma, a gruppi di tre abbiamo esercitato la guardia alta e i “bloccaggi” -alias, usare mani, gomiti e avambracci per non far arrivare al corpo l’avversario. Nonostante l’intensità e la forza non fossero elevate, l’esercizio si é rivelato tutt’altro che semplice. Attenzione visiva e mentale dovevano farla da padrone, immediatamente seguite dalla (purtroppo ancora scarsa) agilità del corpo a muoversi di conseguenza. Ho capito così, ieri, una cosa che mi ha detto tempo fa il Maestro Ciccarelli: devi usare tutto il corpo per muoverti. Il che significa che non devi essere un pezzo di legno che si muove in blocco, ma pensarti come un burattino che ha le varie parti interconnesse tra di loro, e a volte sembrano anche che vadano in direzioni opposte, per essere in realtà un fluido ballerino dell’arte. E la mente, ne tira i fili. 

Quando smetti di pensare razionalmente, e il subconscio fa da sé, allora hai iniziato a camminare sulla buona strada.

Gli attacchi

Con particolare attenzione alla posizione di guardia, atipica per i praticanti del karate tradizionale, intuitiva per tutti quelli che hanno guardato un poco di boxe, abbiamo poi allenato col partner i più semplici attacchi diretti. Il nostro kizami, gyaku jodan allo stesso tempo, mawashi empi e mawashi gedan per chiudere. “Lavoriamo sull’efficacia”, ha detto. Il lavoro per entrambi gli uke era duplice: attacchi in modo inusuale, parate e contrattacchi con tempistiche contratte e maggior contatto. Per entrambi, la parola d’ordine é stata: distanza.

La distanza

Il controllo della distanza è da sempre uno degli argomenti preferiti dei praticanti di karate, soprattutto per gli allenatori del kumite sportivo. Interessantissimo argomento approfondito nei dettagli dai grandi maestri, messo in evidente risalto durante le applicazioni pratiche delle tecniche di kata, viene allenata finemente durante lo studio dei vari bunkai. Insomma, senza la giusta distanza non c’è efficacia di colpi; senza il controllo della distanza, non c’è il controllo dell’incontro.
Viene dunque da sé che l’abilità e la capacità del praticante nel gestire lo spazio tra egli e l’avversario e, poi, utilizzare le tecniche più appropriate per il relativo contrattacco.

I principi di base

Alla fine, come vedete, le basi del karate sono sempre le stesse! La pratica, l’allenamento e la costanza ci aiutano ad interiorizzare le tecniche, a trovare il modo migliore per noi stessi per metterle in pratica. Non demordete se alla prima lezione di karate contact non riuscite. Non mollate se all’inizio il kihon sembra noioso. Non vi avvilite se le posizioni o i cambi di direzione del kata non sono perfetti come vi aspettate. Continuate, continuate, continuate! 

Buona pratica a tutt*!